Fuori Fuoco

Partecipano alla presentazione del film:

Oreste Crisostomi – autore del soggetto

Chiara Pellegrini – direttrice del carcere di Terni

Prof.ssa Cristina Papa – coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Socioantropologiche per l’Integrazione e la Sicurezza Sociale – Università degli Studi di Perugia

“Fuori fuoco” è un progetto di documentario che parte dall’idea innovativa di instaurare una collaborazione tra una casa di produzione cinematografica e alcuni detenuti, fortemente motivati, per la realizzazione di un film documentario insieme. La direzione del carcere ha individuato sei detenuti che hanno raggiunto gradi diversi nel loro percorso rieducativo. Alcuni escono quotidianamente dal carcere per lavorare, altri sono in attesa di notizie sulla possibilità di misure alternative che li porterebbero a tornare nel loro comune di residenza, abbandonando Terni… altri sono ancora “dentro”. Sei vite diverse, uomini con storie complesse che hanno trovato al carcere di Terni qualcosa che li ha aiutati a modificare la loro prospettiva, ritrovando una fiducia che gli permette di fare programmi per il futuro. Ma i sei detenuti prescelti, oltre a raccontare le loro vite, sono i veri “registi” di questo progetto. Una collaborazione attiva, che grazie al punto di vista privilegiato ha dato loro la possibilità di riprendere altri scegliendo altre storie da raccontare. Ognuno di loro (da regista e cameraman) ha seguito la vita degli altri ma è stato a sua volta oggetto delle riprese dei suoi compagni. Per la registrazione del materiale audio e video i detenuti hanno avuto a loro disposizione una videocamera per 6 settimane consecutive (H24) con la quale hanno catturato momenti di vita, riflessioni e racconti. La videocamera è un oggetto potente, un occhio sempre aperto su ogni movimento, osservatore silente, ma vigile. Questo progetto parte dall’idea di rovesciare il conflittuale rapporto del detenuto con la videocamera, la quale, idealmente “sganciata” dalle mura del penitenziario, non è più mero oggetto di controllo e può rappresentare, nell’era dove tutti, dentro o fuori, sono sorvegliati, una possibilità per lui inedita. La videocamera è stata utilizzata dai detenuti in autonomia all’interno della Casa Circondariale di Terni; tale condizione ha dato il permesso agli stessi di realizzare il loro documentario e di procedere in un percorso che ha consentito di sgretolare idealmente la fisicità del luogo carcere, con i suoi muri e le sue sbarre, affinché si renda visibile l’uomo che nel carcere è custodito. L’uomo in tutte le sue declinazioni, non solo per le azioni di reato commesse. 4 Tale risultato si è ottenuto affidando pienamente ai detenuti la responsabilità del racconto di sé, essi sono diventati in tal modo attori, autori delle video-riprese e registi. Creare, all’interno di un carcere, un’iniziativa con queste caratteristiche equivale a mettere in gioco dinamiche ancora non del tutto esplorate in questo genere di contesto. Tale esperimento ha permesso di vedere il penitenziario non solo come luogo nel quale la cultura è usufruita in modo passivo, ma anche ambiente in cui produrre esperienze innovative e creare sinergie più forti tra chi è dentro e ciò che è fuori, con l’auspicio che i detenuti, mentre scontano la propria pena, possano anche creare arte.

CINEMA CORSO

SALA A

GIOVEDI 1 NOVEMBRE
ORE 16.00


REGIA: Rachid Benbrik, Erminio Colanero,
Rosario Danise, Alessandro Riccardi, Thomas Fischer

MONTAGGIO: Maurizio Baglivo

PRODUZIONE: Alba Produzioni In collaborazione con Rai Cinema e Casa Circondariale di Terni

DURATA: 78 min.

PAESE:  Italia