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Incontro con le autrici

Non solo cinema, come abbiamo anticipato qui.
Diritti a Todi Human Rights International Film Festival ha, infatti, in cartellone molti eventi collaterali che renderanno le quattro giornate del festival ricche di iniziative di valore da seguire con interesse.

Oggi vi presentiamo le attività che si svolgeranno nella sala conferenze della Biblioteca Comunale Lorenzo Leoni di Todi.

Partiamo da giovedì 26 gennaio, alle 16.30, con la lezione/spettacolo Etty HillesumUn altro mondo è possibile, a cura di Isabella Martelli e gli attori del Laboratorio teatrale Sempreingioco, durante la quale verranno animati brani tratti dal Diario e da Le lettere di Etty Hillesum.
L’iniziativa, svolta nell’ambito degli incontri organizzati in memoria dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici nei campi nazisti, trae spunto dal racconto della vita di Etty, una giovane donna originaria di Amsterdam, che, attraverso il suo diario, intenso e passionale, dà testimonianza della persecuzione ebraica. Tra le sue righe, leggiamo: La nostra distruzione si avvicina furtivamente da ogni parte, presto il cerchio sarà chiuso intorno a noi e nessuna persona buona che vorrà darci aiuto lo potrà oltrepassare. Ma, quanto più il cerchio si stringe, tanto più Etty sembra acquistare una straordinaria forza dell’anima. Non pensa per un solo momento a salvarsi. Pensa a come potrà essere d’aiuto ai tanti che stanno per condividere con lei il destino di massa della morte amministrata dalle autorità tedesche. Confinata a Westerbork, campo di transito da cui sarà trasferita ad Auschwitz, Etty non si abbatte;  anzi, l’orrore nazista sembra provocare in lei l’effetto contrario. Sul diario aveva annotato: “Temprato”: distinguerlo da “indurito”. E proprio la sua vita, sta a mostrare quella differenza.

Proseguiamo con la presentazione de L’amore vero, di Anna Cherubini, scrittrice, autrice televisiva e sceneggiatrice di fiction italiane, in programma venerdì 27 gennaio, alle 17.00, con l’introduzione di Fabiola Bernardini.
La vita è divisa in due da una linea d’ombra. Nasciamo dal calore di un amore, se siamo fortunati cresciamo sostenuti dai genitori e da altri affetti, se lo siamo ancora di più, queste relazioni continuano a darci sicurezza anche nell’età adulta. Ma, prima o poi, arrivano i lutti, le certezze si polverizzano, i legami si sciolgono. E, da un giorno all’altro, passiamo dall’essere figli al non esserlo più, ci ritroviamo orfani al mondo, soli nell’universo. È successo anche alla Cherubini che, in un periodo relativamente breve, ha perso un fratello, poi la madre e infine il padre. Ha familiarizzato con la parola morte. E, messa spalle al muro da queste vicissitudini, ha avvertito fortissima l’esigenza di abbandonarsi ai ricordi. Ne è nato un memoir potente ed emozionante, che racconta di un padre funzionario del Vaticano, testardo e ruvido ma innamorato dell’arte e della lirica, di una madre che aveva le sue fragilità eppure era capace di sacrifici che oggi le donne non sanno più fare, di un fratello che voleva volare e purtroppo si è perso nel cielo, di un altro fratello, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, che si perse a piazza San Pietro ma ora canta e salta negli stadi, delle anziane e particolari zie, della bellezza della musica e di quella di Roma. Da questo irresistibile flusso della memoria, che fa piangere e sorridere, ed è pieno di poesia, scaturisce un libro che si legge come un romanzo, una grande saga familiare e insieme una riflessione sul senso della vita.

Chiudiamo con la presentazione del libro Ammalò di testa. Storie dal manicomio di Teramo (1880-1931) di Annacarla Valeriano , in programma sabato 28 gennaio, alle 17, con l’introduzione di Lucia Mencaroni.
Annacarla Valeriano ha contribuito a fondare l’Archivio audiovisivo della memoria abruzzese dell’Università di Teramo, presso cui lavora. Con questo volume, pubblicato da Donzelli, ha vinto il Premio Internazionale di Saggistica Città delle Rose, miglior autore abruzzese (2014), il premio Franco Enriquez (2014) e il premio Francesco Alziator (2014).
Sul finire dell’Ottocento, in un contesto scandito dalla povertà, dal vagabondaggio e dalle trasgressioni dei costumi, fu aperto a Teramo il manicomio Sant’Antonio Abate, destinato a diventare uno dei più importanti dell’Italia unita. In uno studio affascinante e documentato, la Valeriano ripercorre le vicende di questo caso esemplare, analizzando gli scambi reciproci fra l’istituzione medica e la società e mostrando come il processo di medicalizzazione abbia portato alla fondazione di uno spazio preposto al controllo, alla gestione e al recupero delle fasce marginali. Ma il manicomio rappresentò anche, per l’Abruzzo, una straordinaria opportunità economica. La poliedricità della struttura teramana emerge soprattutto quando ci si sofferma su ciò che si staglia alle spalle degli internamenti: i traumi e i cambiamenti tumultuosi che hanno percorso la società si traducono spesso in forme di alienazione mentale che il manicomio ha finito per amplificare. Centrale è il ruolo svolto dall’istituzione nella costruzione storica del malato: in questo processo, la scienza psichiatrica e le tradizioni popolari contribuiscono alla definizione del malato di mente come categoria sociale a sé. In questo libro, le storie di vita sono il punto di partenza di un racconto che investe l’intera storia nazionale: l’emigrazione, il consolidamento dello Stato unitario e la leva obbligatoria hanno inciso profondamente sugli immaginari collettivi e individuali, così come l’esperienza della guerra. Basato su fonti inedite, dagli scritti censurati dei ricoverati alle cartelle cliniche e ai carteggi della direzione medica con soggetti istituzionali, questo studio conferisce spessore e profondità alle vicende di una struttura che è entrata a far parte dell’identità culturale del territorio, restituendo dignità a uomini e donne dimenticati dalla storia.

By agostino

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