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Cittadinanzattiva e la cultura dei diritti in carcere

Cittadinanzattiva sarà presente a Diritti a Todi Human Rights International Film Festival il 27 gennaio, con un dibattito sulla Cultura dei diritti, arte e teatro in carcere presso il Teatro Comunale Nido dell’Aquila dalle 18.00 alle 18:30, in cui interverranno:

Laura Liberto, Coordinatrice nazionale Giustizia per i Diritti-Cittadinanzattiva, Antonio Turco, Direttore area pedagogica e responsabile attività culturali Casa di Reclusione di Roma-Rebibbia, Stefano Anastasia, Garante regionale per i diritti dei detenuti del Lazio e dell’Umbria, Danilo Bellavita, Segretario Regionale Cittadinanzattiva Umbria, moderati da Alessandro Cossu, Responsabile ufficio stampa Cittadinanzattiva.
Dopo il dibattito, dalle 18.30 alle 20.00, Cittadinanzattiva presenterà la compagnia teatrale Stabile Assai della Casa di Reclusione Rebibbia di Roma in Scusa si so nato pazzo”, scritto da Antonio Turco, Sandra Vitolo, Patrizia Spagnoli, Cosimo Rega, Paolo Mastrorosato, con la regia di Antonio Turco.

La follia in carcere è il tema centrale di quest’opera imperniata su otto scene, intervallate da brani di blues tradizionale, che raccontano l’esperienza della detenzione e i suoi effetti sulla condizione psicologica dei detenuti. La malattia mentale ma anche la solidarietà degli altri definiscono il contenuto della rappresentazione teatrale, nella quale vengono proiettati anche i racconti personali dei detenuti/attori. Ispirato ad alcuni scritti di Edward Bunker, Jean Genet e James Ellroy, lo spettacolo è sostenuto dalla classica scrittura drammaturgica della Compagnia Stabile Assai, in cui acquista veste primaria non la capacità attoriale degli interpreti bensì il loro vissuto che incide sulla assunzione psicologica dei personaggi.

Gli attori: Cosimo Rega (vincitore dell’orso d’oro a Berlino nel 2012), Mimmo Miceli, Paolo Mastrorosato, Angelo Calabria, Rocco Duca (unico agente di polizia penitenziaria che recita con i detenuti), Max Taddeini, Massimo Tata, Iris Basilicata, I musicisti: Lucio Turco batteria, Barbara Santoni voce, Roberto Turco basso, Paolo Petrilli fisarmonica.

Lo scorso 20 dicembre, noi dello staff di Diritti a Todi siamo stati invitati alla rappresentazione teatrale di Parole e Catene presso il Teatro Tirso De Molina a Roma, dove abbiamo incontrato Laura LibertoCoordinatrice Nazionale Giustizia per i diritti, con cui abbiamo fatto un’interessante chiacchierata per conoscere meglio le attività di Cittadinanzattiva e approfondire le motvazioni della loro partecipazione al festival.

Ciao Laura, di cosa si occupa Cittadinanzattiva?

Cittadinanzattiva è un’organizzazione, fondata nel 1978, che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza. La nostra missione fa riferimento all’articolo 118 ultimo comma della Costituzione, proposto proprio da noi e recepito nella riforma costituzionale del 2001. L’articolo 118 riconosce l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale e, sulla base del principio di sussidiarietà, prevede per le istituzioni l’obbligo di favorire i cittadini attivi. La parola d’ordine di Cittadinanzattiva è “perché non accada ad altri”: il nostro ruolo è denunciare carenze, soprusi, inadempienze e agire per prevenirne il ripetersi mediante il cambiamento della realtà, dei comportamenti, la promozione di nuove politiche, l’applicazione delle leggi e del diritto. Siamo convinti che “fare i cittadini sia il modo migliore di esserlo”, cioè che l’azione dei cittadini consapevoli dei propri poteri e delle proprie responsabilità, sia un modo per far crescere la nostra democrazia, tutelare i diritti e promuovere la cura quotidiana dei beni comuni

I nostri obiettivi sono:

  • rafforzare il potere di intervento dei cittadini nelle politiche pubbliche, attraverso la valorizzazione delle loro competenze e del loro punto di vista;
  • intervenire a difesa del cittadino, prevenendo ingiustizie e sofferenze inutili;
  • attivare le coscienze e modificare i comportamenti dannosi per l’interesse generale;
  • attuare i diritti riconosciuti dalle leggi e favorire il riconoscimento di nuovi diritti;
  • proteggere e prendersi cura dei beni comuni;
  • fornire ai cittadini strumenti per attivarsi e dialogare a un livello più consapevole con le istituzioni;
  • costruire alleanze e collaborazioni indispensabili per risolvere i conflitti e promuovere i diritti.

Cittadinanzattiva si occupa di:

E anche di riforma delle istituzioni, trasparenza delle amministrazioni, lotta alla corruzione e agli sprechi, salute e ambiente, vivibilità e decoro urbano, cittadinanza d’impresa.

Quale sarà il contributo di Cittadinanzattiva al Festival dei Diritti a Todi?

Negli ultimi anni, attraverso la rete Giustizia per i Diritti, Cittadinanzattiva si è impegnata sul terreno della tutela dei diritti delle persone detenute e della promozione di percorsi di giustizia alternativi al carcere inteso come luogo di contenimento e separazione di disagio, diversità e marginalità.
In questo solco, lo scorso anno abbiamo sottoscritto un protocollo di collaborazione con la Direzione della Casa di Reclusione diRebibbia Roma che prevede il coinvolgimento della Compagnia Teatrale Stabile Assai, attiva nell’istituto penitenziario, nelle attività promosse dalla rete Giustizia per i Diritti.
Da allora, nel corso del 2016, Cittadinanzattiva in collaborazione con la compagnia Stabile Assai ha realizzato numerose iniziative in diverse città italiane, tese a far conoscere la realtà della detenzione, a sensibilizzare i cittadini in tema di promozione dei diritti umani, di giustizia riparativa e di comunità e alla diffusione di una cultura alternativa alla devianza e al carcere come unico strumento di controllo sociale.

Al Festival dei Diritti a Todi, quindi, realizzeremo una nuova iniziativa in collaborazione con  la compagnia Stabile Assai, per rilanciare un messaggio sulla importanza dell’impiego dell’arte e del teatro nelle carceri, come strumenti utili al reinserimento e alla riabilitazione attraverso il racconto e il coinvolgimento diretto di chi ha vissuto l’esperienza della detenzione.

Raccontaci l’esperienza con la Compagnia del Teatro Stabile Assai di Rebibbia. In particolare, cosa significa per i detenuti avere la possibilità di fare teatro durante il periodo di reclusione? 

Stabile Assai è il più antico gruppo teatrale operante nel contesto penitenziario italiano, è composta da detenuti e detenuti semiliberi che fruiscono di misure premiali e si avvale della collaborazione di operatori carcerari, educatori, psicologi, volontari e musicisti professionisti. La compagnia sviluppa il teatro penitenziario, che prevede il coinvolgimento diretto dei detenuti nella costruzione dell’opera e diventa esperienza e forma di presa di coscienza individuale e collettiva, assumendo quindi un importante valore terapeutico. Le rappresentazioni, inoltre, sono fatte per essere portate al di fuori del perimetro del carcere e, quindi, sotto questo profilo, vogliono costituire un veicolo di integrazione e di riavvicinamento alla comunità esterna,  di comprensione, interazione e superamento di stereotipi. Le rappresentazioni, quindi, sono un momento di conoscenza reciproca.

Dato l’aumento esponenziale dei flussi migratori nel nostro paese, fenomeno che si riflette purtroppo anche nelle nostre carceri, in che modo il teatro diventa strumento di integrazione per i detenuti stranieri?

La presenza di persone di origine straniera nelle carceri italiane, circa il 32% sul totale della popolazione detenuta, è legata a una molteplicità di ragioni, tra le quali la normativa vigente in materia di immigrazione, il ricorso più diffuso più diffuso rispetto agli italiani alla custodia cautelare in carcere, le maggiori difficoltà per gli stranieri di accesso alle misure alternative alla detenzione. Alle condizioni già difficili di vita nelle carceri, si aggiungono inoltre per gli stranieri la mancanza di servizi ad hoc, di mediatori culturali e in generale un basso livello di alfabetizzazione.
In questo contesto, l’attivazione di percorsi di integrazione è possibile ma complicata. Esistono però diverse buone pratiche a riguardo, certamente da valorizzare e diffondere. Il teatro in carcere che coinvolge detenuti stranieri, ad esempio, costituisce uno strumento efficace di apprendimento della lingua. Il teatro, inoltre, rappresenta uno strumento di interazione, condivisione e contaminazione interculturale già dentro le mura. E le esperienze positive di questo tipo promosse all’interno degli istituti penitenziari possono rappresentare buoni esempi di integrazione anche per la comunità esterna.

 

 

By agostino

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